Lettera di un gilet giallo in prigione

Buongiorno,

Mi chiamo Thomas. Faccio parte dei molti Gilet Galli che in questo momento dormono in prigione. Sono circa 3 mesi che sono incarcerato a Fleury-Mérogis in attesa di processo.

Sono accusato di parecchie cose durante la mia participatione al atto XIII a Parigi :

 » devastazione e saccheggio « 

 » danneggiamento aggravato con arma  » (incendio di una Porsche)

 » danneggiamento aggravato con arma che mette in pericolo persone depositarie della dell’autorità pubblica  » (attacco al ministero della difesa)

 » danneggiamento aggravato di beni dell’autorità pubblica  » (attacco di una macchina della polizia e di una macchina dell’amministrazione penitenziara)

 » violenza aggravata in due circonstanze (con arma e su persona depositaria dell’autorità pubblica) con prognosi inferiore a 8 giorni  » (l’arma sarebbe una barriera di un cantiere, sempre su la stessa macchina della polizia, e i 2 giorni di prognosi sono per lo shock).

 » violenza su una persona depositaria dell’autorità pubblica « 

 » partecipazione a un gruppo che commette atti di danneggiamento e violenza contro le persone  » Ho effetivamente comesso una parte degli atti descritti in queste formulazioni altisonanti… e le assumo. So che scriverlo mi farà rimanere più a lungo in prigione e capisco quelli che preferiscono non rivendicare i propri atti davanti alla giustizia, sperando in un’eventuale clemenza. Quando si legge questa lunga lista, sembra che io sia pazzo, giusto ? Infatti è così che sono stato descritto dai giornali, o piuttosto ridotto ad una seplice parola: « casseur » .  » Perché questo ragazzo ha distrutto? – Perche è un casseur, ovviamente « . E così è stato detto tutto, non c’e niente da vedere, e supprattuto, niente da capire. Sembra quasi che alcuni nascono « casseur ». Questo evita di chiedersi perché sia stato preso di mira un commercio piuttosto che un altro, o se per caso non ci fosse un senso dietro a questi atti, almeno per quelli che prendono il rischio di compierli. Del resto è abbastanza ironico che io venga soprannominato « casseur », dato che la cosa che preferisco fare di più nella vita, è costruire. Falegnameria, saldatura, muratura, idraulica, electricistica… riparare tutto ciò che trovo in giro, costruire una casa delle fondamenta fino alle rifiniture: questa è la mia specialità. Ma posso assicurarvi che niente di quello che ho costruito assomiglia ad una banca o ad una macchina della polizia. In alcuni giornali, mi si è anche definito « prepotente », eppure non sono mai stato qualcuno di violento. Si potrebbe anche dire che sono dolce, al punto tale da rendermi la vita complicata durante l’adolescenza. Ogniuno di noi attraversa situazioni difficili che finiscono per indurirci. Ma neanche non voglio assolutamente dire che sono un agnellino o una vittima. Non si può più essere innocenti quando si è guardato in faccia la violenza « legittima », la violenza legale: quella della polizia. Ho visto la rabbia e il vuoto nei loro occhi ed ho sentito le loro gelide intimidazioni:  » Disperdetevi, tornate a casa « . Ho visto le cariche, le granate e i pestaggi. Ho visto i controlli, le perquisizioni, le « nasse », gli arresti e la prigione. Ho visto la gente cadere, maschere di sangue, ho visto i mutilati. Come tutti quelli che manifestavano il 9 febbraio, ho saputo che ancora una volta, un uomo aveva appena perso una mano a causa di una granata. Poi non ho piu visto niente, a causa dei gaz. Tutti, soffocavamo. È in quel momento che ho deciso di non essere più una vittima e di combattere. Ne sono fiero. Fiero di aver rialzato la testa, fiero di non aver ceduto alla paura. Certo, come tutti quelli che sono presi di mira dalla repressione del movimentio dei Gilet Gialli, ho prima manifestato pacificamente. Di solito regolo i miei problemi attraverso la parola piuttosto che con le botte, ma sono convinto che in alcune situazioni, il conflitto sia necessario. Perché il dibattito, tanto « grande » che sia (riferimento al « Grand Débat » organizzato dal governo come risposta alle proteste dei GG), può essere truccato o falsato. Basta che chi lo organizzi ponga le domande unicamente nei termini che gli stanno bene. Da una parte ci dicono che le casse dello stato sono vuote, ma allo stesso tempo rimpinguano le banche a suon di milioni, appena sono in difficoltà; ci parlano di « transizione ecologica » senza mai mettere in dubbio il sistema di produzione e di consumo all’origine dei cambiamenti climatici [1]. In milioni urliamo che il loro sistema è marcio e di tutta risposta ci raccontano come fingono di salvarlo. Infatti, è tutta questione di giustezza. C’e un giusto uso della dolcezza, un giusto uso della parola e un giusto uso della violenza. Dobbiamo prendere la situazione in mano, smettere di implorare i poteri così determinati a condurci dritti addosso a un muro. Bisogna essere un po’ seri e avere un po’ d’onore, riconoscere che un gran numero di sistemi, organizzazioni e imprese distruggono le nostre vite quanto l’ambiente e un giorno dobbiamo porre fine alla loro capacità di nuocere. Implica d’agire, implica dei gesti, implica delle scelte : corteo selvaggio o mantenimento dell’ordine ? A tal proposito, sento molte stupidaggini in televisione, ma c’e ne una che mi sembra particolarmente esagerata. No, nessun manifestante cerca di « uccidere degli sbirri ». L’obbiettivo degli scontri è fare arretrare la polizia, tenerla a bada : per uscire da un’accerchiamento, per raggiungere un luogo del potere o simplicemente per riprendersi le strade. Dal 17 novembre, quelli che hanno minacciato di estarre le armi, quelli che brutalizzano, mutilano, asfissiano dei manifestanti disarmati e indifesi, non sono i sedicenti « casseurs », sono le forze dell’ordine. Se i giornali ne parlono poco, le centinaia di migliaia di persone che tenevano le rotonde e le strade lo sanno. Dietro la loro brutalità e le minacce, si nasconde la paura. E quando questo succede, generalmente significa che la rivoluzione è vincina. Se non ho mai voluto vedere il mio nome nella stampa, ormai è troppo tardi, e mi aspetto anche che giornalisti e magistrati spulcino la mia vita personale. Tanto vale prendere la parola io stesso [2]. Ecco dunque la mia piccola storia. Dopo una infanzia tutto sommato abbastanza banale in un paese del Poitou, sono andato nella « grande città » vicina per iniziare i miei studi, lasciare il focolare familiare (anche se amo molto i miei genitori), iniziare la vita adulta. Non con lo scopo di trovare un lavoro e di guadagnare credito, no, piuttosto per viaggiare, fare nuove esperienze, trovare l’amore, vivere dei momenti intensi, insomma l’avventura ! Quelli che non sognano questo genere di cose a 17 anni sono seriamente squilibrati. Questa possibilità, per quanto mi riguardava, pensavo di trovarla grazie all’unversità. Di fronte alla noia e all’apatia regnante le mie illusioni si sono rapidamente sgretolate. Poi: colpo di fortuna, mi sono imbattuto in una delle prime assemblee del « movimento delle pensioni ». La gente che voleva bloccare l’unversità ha attirato la mia attenzione. Il giorno dopo, li ho accompagnati per murare il locale del Medef e scrivere « Potere al popolo » sui blocchi di cemento ancora freschi. Ecco il giorno dove l’uomo che sono oggi è nato. Così ho studiato storia perché si parlava molto di rivoluzione e non volevo parlarne da una posizione d’ignoranza. Ma rapidamente, ho deciso di lasciare l’unversità. Era simplice, non soltanto se ne imparava molto di piu attraverso i libri che durante i corsi, e oltretutto non avevo voglia di avanzare socialmente per poi diventare un piccolo quadro del sistema che volevo combattere. Questo era il vero inizio dell’avventura. Poi, ho vissuto con tanti amici in città o in campagna, è lì che ho imparato a riparare tutto, a costruire tutto. Cercavamo di costruire tutto noi stessi piuttosto che lavorare per comprarlo. Si può dire un po’ una vita da hippy! Con la differenza che sapevamo che non avremmo cambiato il mondo isolandoci nel nostro piccolo bozzolo autosufficiente. Sono quindi sempre rimasto in contatto con l’attualità politica, sono andato verso coloro che, come me nel passato, vivevano il loro primo movimiento. Ecco come ho raggiungato il moviemnto Gilet Galli che dura adesso da cinque mesi. È il movimiento piu bello e forte che abbia mai visto. Mi ci sono gettato anima e corpo, senza esitazione. Il pomeriggio del mio arresto, diverse volte la gente è venuta per salutarmi, ringraziarmi o dirmi di fare attenzione. Gli atti che mi rimproverano, quelli che ho commesso e gli altri, sono in realtà collettivi. Ed é precisamente di questo che il potere ha paura, ed è per questo che ci reprimono e ci rinchiudono individualmente, provando a montarci l’uno contro l’altro. Il gentile cittadino contro il cattivo « casseur ». Ma è evidente che ne il manganello ne la prigione riescono a fermare questo movimiento. Resto con tutto il cuore con coloro che continuano.

Il 29/04/2019, da dentro le mura di Fleury-Merogis, Thomas, gilet giallo.

[1] Del resto questo vale per molti ambientalisti di partito, che vogliono che questo sporco inquinatore di un povero non possa più guidare il suo furgoncino degli anni ’90, che mantiene e ripara lui stesso. Dovrà invece comprarsi ogni quattro anni l’ultima macchina high-tech a basso consumo.

[2] Del resto, i giornali parlano dei miei precedenti penali per « degrado ». Ho dovuto spremermi le meningi per ricordarmene. Si tratta piu precisamente di un « furto con degrado in banda organizzata « . Cioè: a forza di scavalcare la rete metallica per recuperare del cibo dalla spazzature di un Carrefour di campagna, si era un po affossato. Non è una scherzo. É giusto la magia delle definizione penale.

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